Negli ultimi mesi, tra la riforma del Codice della Strada del 2024 e i decreti attuativi arrivati nel corso del 2025, il dibattito online si è riempito di titoli spesso imprecisi. “La targa ai monopattini”, “l’alcolock per tutti”, “il nuovo segnale misterioso”: ognuno di questi temi ha generato una quantità considerevole di confusione. Vale la pena, allora, fermarsi un momento e guardare cosa è davvero cambiato, cosa riguarda davvero il cittadino comune e cosa invece è stato raccontato in modo fuorviante.

I monopattini elettrici e il “contrassegno” che i giornali hanno chiamato targa 

La parola “targa” ha fatto il giro di tutti i titoli, ed è comprensibile: evoca qualcosa di immediato, di familiare. Ma tecnicamente non è il termine corretto, e la differenza non è solo semantica. 

La legge 25 novembre 2024, n. 177 (che ha riformato il Codice della Strada) ha introdotto l’obbligo di un contrassegno identificativo per i monopattini elettrici. Si tratta di un adesivo plastificato, non rimovibile, che deve essere applicato in modo visibile sul veicolo e che viene associato al proprietario. Non è una targa metallica, non segue gli stessi criteri di immatricolazione di un’automobile, e non viene messo dal produttore o dal venditore al momento dell’acquisto.  

È, semmai, uno strumento di tracciabilità: se un monopattino è coinvolto in un incidente o viene usato in modo improprio, è possibile risalire a chi ne risponde. 

Nel giugno 2025 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha poi emanato il decreto n. 210, che ha definito le modalità concrete di stampa e di applicazione del contrassegno. Da quel momento, la misura è diventata operativa anche nei suoi aspetti tecnici. 

È responsabilità del proprietario del monopattino mettersi in regola con la legge e richiedere online il contrassegno, secondo le modalità che il MIT ha indicato. 

Con l’entrata in vigore dell’obbligo di codice identificativo, entra anche quello di assicurazione RC obbligatoria. Il proprietario dovrà acquistare una polizza che copra gli eventuali danni a terzi causati durante la guida del monopattino. 

In mancanza di rispetto delle regole su contrassegno e assicurazione, il proprietario incorrerà in una sanzione che va dai 100 ai 400€. 

L’obbligatorietà dell’assicurazione e di adozione del codice identificativo è rinviata al 16 maggio 2026, a patto che per quella data il Ministero abbia messo online, e reso funzionante, il portale per richiedere la “targa”.

L’alcolock: una misura specifica, non una novità per tutti 

Anche qui, il modo in cui la notizia è circolata ha creato più allarme del necessario. L’alcolock è un dispositivo che viene collegato al sistema di avviamento del veicolo: se il conducente soffia nell’apposito sensore e il tasso alcolemico risulta superiore allo zero, il motore semplicemente non parte. 

È una tecnologia già nota in altri Paesi europei, e la riforma del 2024 l’ha introdotta anche in Italia. Ma con una precisazione fondamentale: non si tratta di un obbligo generalizzato. L’alcolock non viene installato su tutti i veicoli, né è richiesto a ogni automobilista. Riguarda i conducenti che siano stati condannati per guida in stato di ebbrezza nelle ipotesi più gravi previste dalla legge, cioè quelle in cui il tasso alcolemico rilevato supera determinate soglie o in cui il reato si configura in modo aggravato. 

Il decreto del Ministero delle Infrastrutture del 2 luglio 2025, n. 162, ha definito le specifiche tecniche del dispositivo e le modalità di installazione e omologazione. Si tratta, in sostanza, di una misura sanzionatoria e rieducativa rivolta a chi ha già commesso una violazione grave, non di un obbligo preventivo per la generalità degli automobilisti. 

L’installazione del dispositivo è a carico del guidatore, come la manutenzione obbligatoria. 

Le vetture omologate dal 6 luglio 2022 e le auto immatricolate dal 7 luglio 2024 devono già predisporre il sistema di utilizzo dell’alcolock. E proprio qui nasce il punto più critico di questa misura: il parco auto italiano ha mediamente 13 anni, e su molte vetture sarà tecnicamente impossibile installare il dispositivo.

Il segnale col rombo bianco su sfondo blu: una storia che non riguarda l’Italia 

Questo è il punto in cui la confusione è stata più marcata, e andando direttamente al punto: al momento, il segnale stradale blu con un rombo bianco al centro non è una novità del Codice della Strada italiano. Non risulta tra le disposizioni della riforma del 2024, né nei decreti attuativi del 2025. 

Il segnale esiste, ma altrove. In Francia, a partire da una normativa sperimentale del 2020 aggiornata nel 2025, questo pannello viene usato per segnalare le corsie riservate al carpooling, agli autobus, ai taxi e ai veicoli a basse emissioni. L’origine del simbolo è statunitense il rombo identifica da decenni le cosiddette “diamond lanes” nella segnaletica federale degli USA. 

Come spesso accade, un segnale fotografato in autostrada in Francia (o un articolo tradotto male) ha generato una catena di condivisioni che ha fatto credere a molti che il rombo blu stesse per comparire anche sulle strade italiane. In Italia, al momento, questo segnale non esiste e non è previsto dal Codice della Strada. 

Chi guida in Italia non deve aspettarsi di incontrarlo, e chi lo ha visto in un video o in un post online probabilmente stava guardando riprese realizzate in Francia o in un altro Paese europeo che ha già adottato questa segnaletica.

Cosa resta, alla fine

Riassumendo: le novità concrete per i cittadini italiani sono due. La prima riguarda i proprietari di monopattini elettrici, che dal 16 maggio 2026 (se tutto va bene!) dovranno applicare un contrassegno identificativo secondo le indicazioni del MIT. 

La seconda riguarda chi è stato condannato per guida in stato di ebbrezza in casi gravi, e che potrà essere obbligato a installare un alcolock sul proprio veicolo. 

Il segnale blu con il rombo bianco, invece, non è una norma italiana: è una segnaletica straniera che ha fatto il giro del web. Saperlo non cambia nulla per chi guida in Italia oggi, ma aiuta a leggere le notizie con un po’ più di attenzione, che, in materia di Codice della Strada, non è mai una qualità in eccesso.